Amazon vs Uber: la lotta dei Big per il mercato della logistica

Amazon e Uber sono, attualmente, tra i colossi più importanti e più influenti a livello mondiale. Jeff Bezos, CEO di Amazon, grazie alle vendite del Black Friday, ha raggiunto in questi giorni un patrimonio di 100 miliardi di dollari, staccando ancora una volta il rivale Bill Gates.

Uber nasce nel 2009 e da allora ha l’obiettivo di connettere autisti e passeggeri per viaggi completamente low cost, realizzabili grazie a una semplice applicazione sullo smartphone.

Amazon ha un valore di 500 miliardi di dollari e si candida a diventare la prima azienda da un bilione di dollari mentre Uber ha un valore stimato in 69 miliardi di dollari.

Cosa accomuna questi due colossi? Il mercato della logistica che, in questi anni, si stanno contendendo.

Un settore che prefigura guadagni sempre più allettanti, con un mercato che nel 2016 è arrivato a 8,1 bilioni di dollari e si prevedere la cifra raddoppierà nei prossimi 7 anni.

Se Amazon ha sempre avuto un ruolo leader nella logistica, ultimamente stiamo assistendo quasi a un’inversione di tendenza.

Mentre il colosso di Jeff Bezos ha fatto registrare, nel corso dell’ultimo anno, una crescita del fatturato netto del 27%, Uber ha raggiunto un significativo +400%.

La lotta per conquistare il mercato della logistica si preannuncia quindi decisamente agguerrita. Entrambe le aziende per la consegna di merci utilizzano autisti freelance.

La scelta, di fatto, ha premiato entrambe le imprese: ricorrendo a mezzi propri, Amazon è riuscita a ridurre i costi, a rendersi indipendente da aziende di consegna e a fornire un servizio migliore ai suoi clienti.

Mentre Uber è riuscita a incrementare i suoi guadagni, associando al tradizionale servizio di traporto passeggeri anche quello di consegna pacchi.

Ad attirare l’attenzione dei due colossi, però, è soprattutto il settore degli autotrasporti. Negli Usa questo è un settore piuttosto frammentato e con evidenti lacune.

Risultato? Una disarmante inefficienza tanto che la maggior parte dei camion è costretto a viaggiare vuoti per il 30% del loro tempo.

Ma mentre Uber ha già messo a punto una nuova applicazione – Uber Freight – che si rivolge specificamente agli autotrasportatori; Amazon, su questo fronte, sembra essere rimasta un po’ indietro.

Anche se, secondo un’indiscrezione del “Business Insider”, starebbe lavorando ad un progetto simile a quello di Uber e si sarebbe già dotata di un migliaio di camion col suo logo.

E’ probabile, infatti, che le due aziende stiano pensando di dotarsi di una flotta autonoma.

Ciò che potrebbe cambiare le cose è il trasporto via aerea e mare operato da Amazon (mentre Uber si sposta solo su terra).

La divisione cinese di Amazon, nel 2015, ha acquistato una licenza per il trasporto marittimo. Nel 2016 Jeff Bezos ha affittato 40 Boeing per 5 anni, diventando il quarto operatore mondiale per trasporto aereo di merci (dopo DHL, FedEx e UPS).

E non è tutto: Amazon ha anche sdoganato la consegna tramite droni col suo servizio Amazon Prime Air che consente di recapitare pacchi in tempi davvero stretti.

A rimanere indietro, in questo caso, è stata Uber che ha fin qui utilizzato i droni in occasione di una sola campagna marketing (condotta nel 2016) nel corso della quale ha consegnato gelati ai suoi potenziali clienti.

Se Uber resta fermo al trasporto su terra, dall’altra sta implementando le auto autonome. Grazie alla collaborazione con Volvo e Toyota, ne ha già messe su strada 43 (a Pittsburgh).

Cosa potrà succedere? Grazie all’infografica realizzata da Trademachine, è possibile ipotizzare due scenari:

– nel primo caso Amazon si accredita come vincitore perché riuscirà a sviluppare il primo network di logistica totalmente cloud based e perché dominerà su competitor come DHL, UPS e FedEx, offrendo prezzi più bassi;

– nel secondo caso Amazon e Uber coesisteranno e se ne daranno di santa ragione sull’ultimo miglio (sulla lunga distanza, a vincere sarà comunque Amazon). Nello specifico: Amazon si concentrerà sulla consegna dei prodotti mentre Uber su quella del cibo, rafforzando il suo “posizionamento” nell’America del Sud dove il grande competitor non è molto radicato.

 

 

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