News

E-commerce, cosa cambia con la fine del geoblocking

La nuova legislazione sul geoblocking approvata dal Parlamento impone ai siti web di vendere i loro beni in tutta l’Unione europea, indipendentemente dal paese in cui risiede l’acquirente.

Entro due anni potrebbe applicarsi a contenuti culturali online come lo streaming musicale e gli ebook che sono, al momento, stati esclusi dal provvedimento.

La legge, votata dagli eurodeputati a Strasburgo il 6 febbraio è stata approvata a larga maggioranza e vieta le restrizioni geografiche per l’acquisto di beni e servizi online.

In questo modo, un cliente italiano potrà fare acquisti online in qualsiasi altro paese dell’UE, senza costi aggiuntivi o senza essere dirottato o rifiutato in base al proprio paese di residenza, una pratica comune, oggi diffusa tra i professionisti che praticano l’e-merchants.

Immaginate di aver trovato il capo di abbigliamento che tanto desideravate su un sito straniero, lo mettete nel carrello, controllate la taglia e pigiate il tasto per l’acquisto: improvvisamente la pagina si attiva per indirizzarvi alla versione italiana del sito.

Una volta raggiunta la versione italiana, vi rendete tristemente conto che il capo che tanto desideravate acquistare non c’è o non è disponibile o ha un prezzo diverso.
La fine del geoblocking abolisce, quindi, anche il trucco del re-indirizzamento.

Il testo, tuttavia, non vincola i siti web del commercio elettronico alla consegna dei loro prodotti in tutti i paesi dell’UE, un problema che potrebbe bloccare l’acquisto di beni transfrontalieri.

Questo impedimento non influirà sull’acquisto di servizi, come prenotazioni alberghiere, noleggio auto, ma interesserà beni come abbigliamento o elettrodomestici.

«Oggi il commercio elettronico è in rapida crescita nell’UE, con vendite online che aumentano di circa il 20% all’ anno. Ma solo il 7% delle imprese offre vendite in un altro Stato membro», ha dichiarato Andrus Ansip, commissario per il mercato unico digitale.

Ansip si oppone fermamente alla territorialità, che ostacola la creazione di un mercato unico digitale previsto dall’UE.

Ha inoltre affermato che la fine del geoblocking dovrebbe compiere ulteriori progressi in Europa per consentire l’emergere di servizi quali una rete Netflix europea.

«E’ un primo passo avanti – dice – e tra due anni spero che potremo ampliare la portata di queste soluzioni ai servizi online come videogiochi, musica ed e-book».

 

Dopo lunghe discussioni, i legislatori europei alla fine non hanno incluso nel testo finale beni culturali come i siti web di musica in streaming, libri elettronici o giochi online.

Il contenuto audiovisivo è stato escluso dal campo di applicazione. Tale esclusione era giustificata dalla complessa questione del diritto d’ autore, in particolare per quanto riguarda i contenuti video.

Ciò apre tuttavia un vuoto nell’ambizioso progetto della Commissione europea di un grande mercato digitale.

Tuttavia è molto probabile che fra due anni, quando la legge sarà rivista, tali beni culturali siano effettivamente inclusi all’interno del provvedimento.

Il Parlamento europeo ha cercato senza successo di estendere il divieto al geoblocking dei beni culturali.

Tuttavia, l’idea è stata respinta dagli Stati membri durante il processo di adozione, in particolare sotto la guida di Francia, Italia, Spagna e Regno Unito.

Post correlati

L’ecommerce nel Regno Unito vale 153 miliardi di euro nel 2016

Marianna Siani

Dati Mercato: L’Ecommerce in UK aumenta del 17% nel 2016

Marianna Siani

Shopping online in Europa: il 33% degli acquirenti acquista su ecommerce stranieri

Marianna Siani

Lascia un commento

Accetto e dichiaro di aver letto l’Informativa Privacy