Come gestire al meglio il fundraising durante il processo di raccolta fondi per ecommerce.
Ecco di cosa hanno parlato Marco Biasin, di Ecommerce School, e Federico Palmieri, Amministratore Delegato di BizPlace Holding, azienda leader in Italia nei servizi di Fundraising.
BizPlace aiuta e supporta gli imprenditori nella gestione del delicato momento di inserimento dei nuovi investitori all’interno della società.
Ma dietro a questo argomento si nascondono tante piccole parentesi che devono essere esplorate, come ad esempio, il modo migliore per raccogliere i nuovi capitali, quale canale si adatta meglio a quale tipo di azienda, la documentazione da presentare e quali sono le principali clausole contrattuali.
Oltre a BizPlace, Federico è Amministratore Delegato anche di Alnus Capital, un’azienda che si occupa di studiare e selezionare le migliori aziende quotate in borsa per poter poi effettuare investimenti proficui nel tempo.
Sono due aziende molto differenti fra loro, ma l’argomento centrale in questo momento è il fundraising.
È importante comprendere bene questo processo perché molti ecommerce hanno bisogno di raccogliere i giusti fondi per l’avvio corretto del progetto o per poter startuppare la crescita.
Fundraising per ecommerce: chi sono gli equity investors
Raccogliere liquidità si può fare in molti metodi differenti e la strada degli equity investors è una di questi, la giusta alternativa all’indebitamento dell’imprenditore.
Gli equity investors sono soggetti finanziatori che decidono di immettere una risorsa finanziaria a disposizione dell’azienda stessa, in cambio di una parte societaria.
Gli investitori nel capitale di rischio di startup e PMI innovative si suddividono principalmente in:
- Fondi di Venture Capital e Private Equity, anche se quest’ultimi sono più attivi in aziende già strutturate
- Club deal / Holding di partecipazioni, ovvero sindacati che investono in aziende
- Business Angels, figure che investono tagli piccoli di finanziamento nelle fasi di startup
- Piattaforme di equity Crowdfunding, un po’ più trasversali e si rivolgono a qualsiasi tipo di realtà, o quasi
Come scegliere a chi rivolgersi per il fundraising
È importante comprendere quali sono i criteri dei diversi investors per capire a chi rivolgersi per la ricerca di nuovi fondi in maniera corretta:
- I fondi di Venture Capital investono in aziende innovative con almeno 1 milione di fatturato e con tassi di crescita double digit; il loro principale ticket di investimento è dai 500.000€ fino a 1 milione di €, ma richiedono una % societaria che viaggia tra il 10 e il 25%
- I Club Deal / Holding di partecipazioni investono in startup e progetti innovativi con traction validata, ovvero che ha KPI attrattivi sul mercato, e modello di ricavi in funzione; il loro principale ticket di investimento è dai 50.000€ fino a 1 milione di €, ma richiedono una % societaria che viaggia tra il 5 e il 15%
- I Business Angels investono principalmente in startup e progetti in fase di avviamento anche senza validazione tecnologica e finanziaria; il loro principale ticket di investimento è dai 10.000€ fino a 100.000€, ma richiedono una % societaria che viaggia tra il 5 e il 15%, solitamente
- Le piattaforme di Equity Crowdfunding investono in progetti innovativi con o senza validazione tecnologica; il loro principale ticket di investimento è dai 50.000€ fino a 1,5 milioni di €, ma richiedono una % societaria che viaggia tra il 10 e il 25%
È bene precisare che queste informazioni sono relative alla situazione italiana.
Inoltre, la maggior parte degli investitori in startup ha una forte passione per i ricavi ricorrenti. Per gli ecommerce, questo si traduce in un KPI molto interessante: il tasso di fidelizzazione!
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Bisogna anche ricordare che è interesse degli investitori non acquisire mai la maggioranza delle quote aziendali, questo perché anche chi investe ha il piacere di ricevere la quotazione giusta perché sa che la ripartizione societaria condiziona l’execution aziendale. Se l’imprenditore dovesse trovarsi in poco tempo a possedere il 40% della propria azienda potrebbe perdere incentivo ed entusiasmo. Questo si tradurrebbe in una catastrofe aziendale preannunciata e un investitore serio lo sa bene.
In questo caso, i numeri valgono davvero poco perché la valutazione è più di tipo artistico che economico.
Come sono strutturati i fondi di Venture Capital
Una Venture Capital, giuridicamente parlando è una società di gestione del risparmio, un vero e proprio fondo d’investimento alternativo e chiuso composto che ha affrontato una grande trafila burocratica.
Il capitale è gestito nei diversi fondi, che possono durare massimo 10 anni (raramente arrivano a 12). Ecco perché l’investitore deve liquidare l’investimento nella startup o nell’ecommerce entro un determinato periodo specifico. Così facendo potrà monetizzare e restituire anche i soldi dei propri investitori maggiorandoli.
I fondi Venture sono quelli che materialmente forniscono i soldi alla startup.
L’orizzonte temporale di un fondo di Venture Capital
L’orizzonte temporale di ogni fondo di Venture Capital è solitamente suddiviso in 4 punti:
- Raccolta dei capitali da parte dei soggetti chiamati Investitori Istituzionali
- La fase della selezione degli investimenti delle quote
- La fase del disinvestimento, ovvero di ritiro dalla startup.
Questa fase può avvenire in tre modi: il primo è chiamato Trade Sale, ovvero la vendita a un altro investitore, il secondo è la quotazione in borsa, il terzo è il Secondary Buyout, ovvero la vendita a un altro fondo di investimenti. Esiste anche la liquidazione, nel caso in cui la società fallisca - La fase di Cash Back LP, ovvero la restituzione dei fondi agli investitori
Capitale di rischio: i vantaggi
A differenza delle banche o del capitale di debito, l’equity ha molti vantaggi e punti di forza:
- Nessuna restituzione obbligatoria del capitale
- Alta patrimonializzazione dell’azienda
- Networking e talent scouting che gli investitori posso portare insieme al capitale
- Competenze, manageriali e di struttura organizzativa, che gli investitori possono portare insieme al capitale
- Crescita più rapida dell’azienda
Nella Silicon Valley, i punti 3 e 4 vengono chiamati Smart Money, ovvero soldi che non hanno solo un valore economico!
Quale documentazione presentare
In sede di due diligence con un investitore, o nelle fasi antecedenti, la documentazione che una startup deve presentare è composta da:
- Pitch di presentazione
- Business Plan con forecast a tre anni
- Valutazione societaria, con metodo dei multipli e VC Method
- Metriche di validazione del business, veri e propri KPI del business
- Metriche di validazione del prodotto/tecnologia, veri e propri KPI del prodotto/tecnologia
Le principali clausole contrattuali
Conoscere le principali clausole e condizioni contrattuali che vengono inserite nei contratti di investimento è fondamentale. Le più comuni sono:
- Liquidation preference, ovvero la priorità durante il possibile evento di liquidità
- Antidilution, ovvero la concessione agli investitori di investire solo una parte del proprio patrimonio
- Non compete / Non solicitation, ovvero il vincolo temporale a non aprire aziende concorrenti o a sollecitare i dipendenti della startup
- Drag Along, ovvero diritto di trascinamento
- Tag Along, ovvero diritto di vendita
- Discount Valutation, ovvero uno sconto sulla valutazione di un futuro secondo investimento
Questi sono solo i più comuni, ovviamente.
Scopri qui l’Elenco di fondi italiani che investono nell’e-commerce
Le PMI e le imprese tradizionali
Per completezza, è bene segnalare anche gli investimenti di Venture Capital in PMI e Imprese tradizionali.
Questi sono:
- Fondi di Private Equity
- IPO (Quotazione in Borsa)
- M&A (Vendita o fusione con altri gruppi dello stesso settore)
- Family Office
In Italia, ad oggi, ci sono quasi 5.000 miliardi di fondi bloccati.
I soldi ci sono, mancano solo le idee vincenti e i numeri attrattivi per dimostrare le buone potenzialità del progetto.
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