La flotta dei magazzini di Amazon invade l’Italia. Quale futuro per il retail?

Larizzate, Calenzano, Crespellano, Casirate d’Adda.

Sono solo alcuni dei comuni in cui Amazon ha aperto o ha in programma di aprire i propri centri di smistamento, sapientemente dislocati al fine di distribuire merce on-demand in qualsiasi momento, il più in fretta possibile.

Una strategia che permetterà al colosso di Jeff Bezos di avere un potere dominante su tutte le consegne, in particolare anche quelle della catena del fresco/food.

Mettendo a dura prova, peraltro, le catene di distribuzione tradizionale, quelle in cui siamo soliti fare la spesa quotidianamente.

Un dato: negli USA, nei primi mesi del 2017, hanno presentato istanza di fallimento già 300 rivenditori (+31% rispetto allo stesso periodo del 2016 secondo la CNN).

E le previsioni di BankruptcyData.com parlano di 8.640 punti vendita che chiuderanno in America entro la fine dell’anno.

Molti di questi riguardano piccole realtà ma sono presenti anche grandi nomi del settore.
Cifre che alzano tra il 20 e il 25% la percentuale dei centri commerciali letteralmente cancellati entro 5 anni, secondo le statistiche di Credit Suisse.

A risentire dell’apocalisse di Amazon sarà anche la logistica.
In particolare SDA, il servizio di corriere espresso di proprietà di Poste Italiane, il più utilizzato nella nostra penisola anche da molti servizi di e-commerce, Amazon in primis.

Da tre settimane il corriere italiano è stato messo in ginocchio da una serie di scioperi dei propri dipendenti che si sono verificati nei pressi dei quattro centri di smistamento, quello di Carpignano, Bologna, Roma e Piacenza, che vengono gestiti da compagnie esterne.

Le proteste hanno bloccato un ammontare pari a 70mila pacchi, generato perdite per il 50% e il fuggi fuggi di migliaia di clienti.

Benché lo sciopero sia stato determinato dal trasferimento dell’appalto di movimentazione della sede di Carpiano dalla cooperativa Team Coop del consorzio Cpl alla cooperativa Siviglia del consorzio Ucsa, la prossima apertura capillare dei centri di smistamento di Amazon potrebbe comportare ulteriori guai per SDA e per tutte le aziende che si occupano di logistica.

Le tecnologie che il colosso di Seattle sta sperimentando negli USA, potrebbero essere presto implementate anche qui in Italia.

L’obiettivo è quello di rendere i prodotti freschi facilmente disponibili da parte dei clienti, nel minore lasso di tempo possibile.

Non solo una questione di logistica. Attualmente nei magazzini di Amazon lavorano circa 45mila dipendenti robot, capaci di ridurre al minimo il movimento e le ferite dell’uomo.

Le macchine possono recuperare più velocemente i prodotti di quanto non facciano le persone.

Un’altra strategia che potrebbe mettere seriamente in crisi i retail tradizionali e la logistica, è rappresentata dallo sviluppo sempre più intelligente dei droni.

Una delle sfide logistiche più grandi di questa epoca: usare un drone che vola a 120 metri d’altezza e 80 Km l’ora per consegnare un ordine fatto a casa nostra in meno di 30 minuti.

Per quanto l’idea di vederci consegnata frutta e verdura a casa da un drone sappia alquanto di fantascientifico, di fatto, Amazon ha già superato il 20esimo prototipo ed effettuato il primo vero test in UK, lo scorso dicembre.

Riusciranno le catene di distribuzione tradizionali a contrastare il dominio di Amazon? E’ presto per dirlo.

Aziende come Coop, ad esempio, stanno correndo a ripari. Due le recenti iniziative, per rendere i propri servizi sempre più tecnologici e a misura di utente.

Da una parte l’accordo con la startup di mobile payments Satispay che dà la possibilità ai clienti di pagare semplicemente attraverso l’uso di un’app, dall’altra EasyCoop.

Non una semplice consegna a domicilio degli acquisti fatti al supermercato, ma un canale nuovo, con magazzini dedicati e un servizio di consegna all’orario desiderato.

Due le città in cui il servizio è attivo: Roma e Bologna. Sugli scaffali ‘virtuali’ di EasyCoop è possibile trovare tutte le linee a marchio Coop, accanto alle grandi marche, referenze che valorizzano il territorio e la tipicità e alimenti pensati per nuove esigenze alimentari.

I prodotti biologici, ad esempio, sono 281; quelli per vegetariani e vegani 36. I clienti possono quindi fare la spesa online e vedersela consegnata direttamente a casa, grazie alla collaborazione con la startup di consegne a domicilio Milkman che preleva la merce direttamente dai magazzini di stoccaggio dedicati.

Per Coop si tratta della migliore offerta nell’e-commerce alimentare del nostro Paese e prevede di utilizzare 50 milioni di euro per estendere il servizio anche in altre città. Retail tradizionali contro Amazon. Chi vincerà la sfida?

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